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Le anime sante
(Crescenzi Nevio, Piersimoni Gina, Vallorani Nazzareno)



Ricorro a te, Gesù Benigno Dio,
Signore dell'angelico congresso,

In Maria t'incarnasti, dolce iddio,
perché del padre eterno fu concesso.

Per liberarsi dall'inferno rio
moristi in una Croce, tu ce l'hai promesso.

Ti prego per sta Santa Passione
di dare al canto mio divozione.

Cari signori, tutti qui presenti,
porgete o orecchio al dir, se vi piace.

Dirò del Purgatorio li lamenti,
se voi m'ascolterete in santa pace.

Chi ha padre, madre, fratelli parenti
faccia ben per loro come a Dio piace.

Vi narro però dell'Anime Purganti
sospiri di danno ognor e loro pianti.

Vergine Immacolata, Vergine pura
che partoristi il nostro Creatore.

Prendi tu per pietà di noi la cura,
o madre Santa o madre tutt'amore.

Rischiara questa carcere sì scura
dove sepolti ci tiene il nostro error.

Vergine, aiuta noi alme dolenti
porgi sollievo ognor a sti tormenti.

Dunque prega per noi Vergine beata,
Copri col vostro manto gl'innocenti.

Dunque prega per noi, Vergine pia,
menaci alla gloria del Messia.

Cari signori, movetevi a pietate,
per suffragar quell'alme in tal martìre.

Che stanno in quelle fiamme tormentate
gridando, pare a me che il sento dire.

- il padre-

-O Figlio - dice il Padre - da lontano
Ascolta, per pietà; stammi a sentire.

Chi vi farò sentire poco poco
i tormenti che stanno in questo loco.

Per aver offeso un Dio in Croce morto,
e sparso il sangue per il mio peccato.

Mentre ero in vita e dopo morto;
Iddio tante pene ha preparato.

E al prossimo mio gli feci torto,
per essere in questo mondo assai stimato.

Mai pensavo così presto di morire
perciò la pena mi si fa sentire.

Figlio, sempre al mondo travagliare
per acquistar la roba in casa mia.

E dopo morto a te la lasciai
perché tu eri carne e sangue mio.

Con quanto sudore io t'allevai
e mi esercitavo, in tutta via.

Ora, figlio, di me ti sei scordato
in queste pene sono da te abbandonato.

Abbi memoria dell'amor paterno
e dell'affetto quale ti portavo,

per te sudavo l'estate e l'inverno
e per nutrire te non riposavo.

Di me non ti ricordi, e ben discerno,
carezze e baci ch'io ti davo.

Pensa, deh pensa un poco, figlio mio,
se fare del bene a me, dai gusto a Dio.

Figlio, non ti cerco di separare
e nemmeno di volerti impoverire.

Mentre la roba mia t'abbia a lasciare
almeno qualche Messa farmi dire.

Se qualche Comunione potrai fare
falla per me che Dio la vuol gradire.

Dopo che uscirò da tante pene
pregherò il buon Gesù, che ti dia bene.

- la madre -

Un'altra voce sento qua sento gridare
parmi la madre tua quella che sia.

Con una voce pietosa sta a chiamare
dicendo: Figlio caro e figlia mia,

quanti travagli al mondo abbi a passare
mentre ti allevavo e ti nutrivo.

O figlio mio, ti sei raccomandato
non ti mostrar con me tanto spietato.

Quanti ne sopportai di dolori
che nove mesi al ventre t'ho portato

quanti travagli intesi nel mio cuore
da quell'ora che fosti generato.

Poi partorito con tanto dolore
io ti ho nel seno mio sempre allevato.

Con tanto gusto ognora ti abbracciavo
mille baci nel tuo viso davo.

Quante volte, figlio, t'allattavo,
quando la notte a letto tu dormivi.

Quante volte in piedi mi levavo
allor che tu piangendo gli occhi aprirvi.

Subito nelle braccia ti pigliavo
e di spassavo a la meglio che potevi.

Facendoti carezze con amore
dandoti in sangue mio di proprio cuore.

Onde di me ti prego ricordare
mentre ora mi trovo in queste pene.

Se qualche carità mi potrai fare
fallo, figlio mio, che ti conviene.

Dio lo comanda e tu non lo scordare
il precetto di Dio ti farà bene.

Se qualche bene farai alla tua madre
il cielo ti donerà l'Eterno Padre.

Figlio, la dote che mi fu donata,
quando dal padre mio venne accasata,

con tanto gusto mi fu consegnata
e dopo morta a te fu lasciata.

Perché l'anima tua mi fosse grata;
invece son da te dimenticata.

Figlio, se tu di me sarà pietoso
da vari gran gusto a Dio e a me riposo.

O padre e madre, i figli, odo gridare
per volere di Dio ci generaste

col sangue vostro non possiamo errare,
con quali stenti e duoli ci allevaste.

Dicendo, figlio, chi dobbiamo amare
Con affetto in vero ci amaste.

Dopo che passammo a questa vita
la vostra carità fu già finita.

O padre, madre, vi siete scordati
di noi poveri figli dolorosi.

Che siamo in queste pene consumati
senza aver rifugio né riposi.

Voi come genitori siete obbligati
di far del ben, d'esser pietosi.

Noi siamo i vostri figli poverini
che nel fuoco bruciam tristi tapini.

La vostra prole avete abbandonata
dentro ste fiamme, in questo luogo atroce.

Solo una carità vi è domandata
per amore di Gesù, ch'è morto in Croce

fatelo per Maria vostra avvocata,
raccomandiamo a voi la nostra voce.

Fateci per pietà un po' di bene
per poterci cavar da tante pene.

- il marito -

-Oh cara moglie mia, cosa aspetti
son quello sposo tuo che tanto amasti.

Quello che t'importava tanto affetto
affetto pur sincero e sviscerato.

Tu eri mia dolcezza e il mio diletto,
a Dio piacque e di te fu il privato.

Abbi pietà di me, cara mia sposa,
fa bene e all'alma mia dona posa.

Moglie, ti prego per amor di Maria
di esercitarti in qualche devozione.

Fa almeno per quel Cristo, ovvr Messia
che per noi soffrì morte e passione.

Non mancar di far bene all'anima mia,
ascolta bene, intendi il mio sermone.

E il bene che a me tu porgerai
in questa vita tu lo troverai.

- la moglie -

-Caro sposo mio, ben tanto amato,
serto e ghirlande della testa mia

pegno di fedeltà dal ciel donato
per Grazia del Figliolo di Maria,

io ti porsi la destra e t'ho sposato
con una fede vera, umile e pia.

E dopo che fui morta e sotterrata
tu mi scordasti e sono abbandonata.

Ahimé dal fuoco son tutta bruciata
e tregua al mio penar nessuno implora.

Sto dentro una fornace addolorata
piacqua così al mio Dio, ch'ognun adora.

E mi convien purgar, ché vita errata
condussi, il mio peccato mi martora

Fanno ben, consorte, ed io
che per te pregherò dal Paradiso.

- il fratello -

Dice il fratello:-Mio fratello amato
come non pensi un poco al dolor mio?

Che l'alto Dio mi ha quivi destinato
e tu ne stai nel mondo con desio.

Io qui patisco per il mio peccato
per soddisfare l'offeso Dio.

Tu, fratello, nel mondo stai godendo
ed io in queste pene sto languendo.

Noi siam prole d'un padre generata
e d'una madre senza dir bugia.

Tu sali la roba, che mi fu lasciata,
che m'aspettava ancor la parte mia.

Dio mi tolse e tu te l'hai pigliata
e te la godi con tanta allegria.

Io sto a tribolare in questo foco
e un non pensi a me, né assali né poco.

Pensa, fratello, che dovrai morire
la roba al mondo tu dovrai lasciare.

In questo luogo ti convien venire
se ti resterà a Dio da soddisfare.

Se ben potrai fare, non ti pentire
che in questa vita lo potrai trovare.

Che ha posto il Signor nel suo precetto:
chi ben a noi farà, sia in cielo eletto.

Abbi pietà di me, dell'alma mia
tu sei nel mondo ricco e accomodato

io sono in questa scura prigionia
tutto cinto di fiamme e maltrattato.

E tu ti godi della dote mia
che m'aspettava d'essere ammogliato.

E te la godi con tanta allegrezza
che il pianto mio ti par sia dolcezza.

Dunque, sorella mia, non esser dura
per me tua prece ad accedere al ciel ognor invola.

Quel bene che farai, Dio l'assicura
per sua grande bontà qui mi consola.

La ricchezza nel mondo poco dura
presto svanisce e poi morto invola.

Se tu, sorella mia, mi fai del bene
caverai l'alma mia da tante pene.

Ahimè che son da tutti abbandonata
dal proprio sangue mio son sconosciuta.

Sorella mia non esser così ingrata
per amor di Gesù quest'alma aiuta.

Ch'io sto tutto di fiamme e circondata
e queste pene del rio mondo ho avuta,

perché offesi Dio, somma potenza,
peccari e non feci penitenza.

- lo zio -

Il tuo zio si lamenta ohimé infelice:
che fari nipote mio? Che stai dicendo?

Tu stai nel mondo contento e felice
io ardo e brucio, qui rimanendo.

Ti lascio la mia roba e già non lice
chela tua carità qui invano attendo.

Adunque dir poss'io, nipote ingrato
godi la roba e di me ti sei scordato.

Cari signori, che udiste la storia
vi prego che vi sian raccomandate

di quell'anime abbiate la memoria,
in quelle pene non le abbandonate.

Poiché saranno in cielo nella gloria
pregheranno per voi quel Dio beato.

Godrete in questo mondo l'allegrezza
e poi in cielo pace e contentezza.


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