È stata e rimane quella di Padre Faustino una rara figura, una particolare testimonianza, uno scrupoloso studioso: una figura di appassionato ed amante del suo paese, fino ad indagarne i più reconditi "segreti" per tanti e tanti lunghi ed impegnativi anni; una testimonianza di vita e di affetto per il prossimo, per la sua gente, per i suoi fedeli; uno studioso, attento e sensibile, sia ai problemi religiosi che a quelli storici.
Sempre e comunque un autentico Benedettino: un ottimo metodo di lavoro, una minuziosa analisi, una volontà ferrea, un'eccellente esposizione, una chiarezza di idee, una rara comunicativa.
Nei suoi numerosi lavori si riscontra tutto ciò.
"Ho indagato a fondo i singoli e dibattuti problemi,... ho scrutato sui libri anche gli argomenti accessori,... ho esaminato, con serena critica, i documenti manoscritti, ...ho studiato i problemi sul posto"(San Basso da Nizza a Cupra, Este, 1962).
"Dopo aver studiato, comparato, ho scritto.
Ho riscritto quel poco che ho trovato sui codici, libri e pietre, ...ho descritto quanto ho veduto... Ecco la genesi del 'mio lavoro. Quale il risultato? Sono esposti fatti e documentazioni in piena obiettività; sono ricercate le cause ed illustrate le conseguenze; si pongono nuovi orientamenti e vecchie teorie; vengono suscitati e risolti nuovi problemi, finora impensati"(CUPRA, Ascoli Piceno, 1977, opera postuma).
Per tutte le sue pubblicazioni e la sua attività di studioso si può giustamente condividere quanto dall'autore riportato nella Presentazione al volume San Basso da Nizza a Cupra:"Ottimi i risultati. La verità cercata senza fretta e senza superficialità, brilla sempre vigorosa".
Il Padre Abate, Don Egidio Zaramella scrivendo al Centro storico benedettino italiano (Sesto bollettino informativo, 1975), così lo ricordava: "Il P. Faustino entrò come probando a Fraglia nel 1931, all'età di 15 anni: era infatti nato a Cupra Marittima VII novembre 1916. Fece regolarmente i suoi studi a Fraglia, Finalpia e a Subiaco. Ordinato sacerdote il 20 luglio 1941 (aveva emessa la professione il 14 ottobre del 1934), si occupò quasi sempre della assistenza ai giovani delle parrocchie dei vari monasteri dove è stato:
così a Praglia, a S. Giustina di Padova, ad Assisi, a Cava e a S. Giorgio. Insegnò lettere in vari monasteri. Ma nel frattempo si dava molto anche alla predicazione, allo studio e alle ricerche storiche. In questo campo il primo grande lavoro riguardò le celebrazioni centenarie della beata Beatrice I d'Este, della quale scrisse un profilo biografico, come pure poi lo scrisse per la beata Beatrice II d'Este. Notevole il lavoro per la "storia del suo paese e per San Basso, che ne è il patrono. A Cava scrisse la vita di S. Constabile Gentilcore. Ultimamente era molto occupato per preparare una storia del suo monastero veneziano, il cui primo millenario si è celebrato nel 1982, Aveva già scritto molto in vista di una biografia del patriarca Aurelio Mutti, monaco di Praglia, come pure su S. Alvise, patrono di una chiesa di Venezia. È stato apprezzato collaboratore della Deputazione di storia patria per le Marche. Tutti i suoi lavori - anche gli altri numerosi minori dei quali non è possibile far cenno - si distinguono per esattezza. È morto mentre stava lavorando a Ferrara per la storia del monastero delle benedettine. Alla sera del 21 settembre si sentì male e volle andare a letto senza prendere nulla. Nella notte, "tamquam fur", è venuto il Signore a prenderselo".
Lo stesso Padre Abate, nel giorno dell'ottava (il 30 settembre 1975), nella Basilica di S. Giorgio Maggiore in Venezia, ne rievocava la figura e l'opera: "... nostro confratello don Faustino noi lo vogliamo vedere, e lui stesso anche si vedeva, nel mistero di umiliazione da una parte e di gloria dall'altra. La sua vita è stata una vita possiamo dire anche tribolata, senza dubbio anche angosciata, alle volte, però sostenuta dalla speranza, dalla pace interiore.
Della sua attività tutti quanti siamo a conoscenza, l'abbiamo sperimentato. Cresciuto in una famiglia cristiana, in un ambiente veramente anche di fede per questi piccoli paesi dove si conserva così intatta la tradizione cristiana della fede, della speranza, della carità verso Dio, verso i fratelli. La sua vocazione è sfociata in un'età in cui il giovane sa fare delle scelte perché poi devono durare per tutta la vita. Non è il caso qui di ricordare il suo amore che aveva per lo studio, per il raccoglimento; era un carattere tipicamente si può dire raccolto, era di natura sua riservato con gli altri e anche in famiglia e nel monastero, si teneva così raccolto, meditava, soffriva davanti al dolore. La sua attività è stata molteplice; lo sanno in diverse parti dell'Italia dove lui ha espletato attività soprattutto nel campo degli studi storici attraverso Assisi. Al suo paese ha dato molto di se stesso e della sua attività di studio sulle origini del paese, del Santo protettore, S. Basso, di cui ha scritto una vita, come pure ha studiato la storia di S. Giustina e del nostro S. Giorgio. Dappertutto ha lasciato un'impronta di questa ricerca storica.
Noi lo ricordiamo soprattutto come sacerdote in quanto anche la sua attività di predicazione è stata vasta in tante parti d'Italia, presso tante congregazioni di pie suore, per i sacerdoti, ecc.; tutti quanti di questo possono testimoniare quanto lui si è dedicato.
Molti potranno studiare, vedere e forse ristudiare quello che lui ha scritto e quello che lui ha lasciato con tante carte, tanti fascicoli, tante schede che hanno bisogno di essere rivedute e di essere ristudiate, però quello che è importante è questo: che la sua anima veramente abbia goduto della legge inferiore, della vita del Cristo e sia vissuta in unione con Lui".
Di fronte a tanta profusione per Cupra da parte di Padre Faustino, c'è da chiedersi che cosa ha fatto Cupra per lui.
Molto poco, forse pochissimo, forse niente.
Ci permettiamo di suggerire, senza provocare la suscettibilità dei responsabili, alcuni sentiti e doverosi riconoscimenti, sia pure a dieci anni dalla morte: presentazione di tutta la vasta produzione storico-agiografica; costituzione del "Fondo Padre Faustino Mostardi"; intitolazione alla sua memoria della Biblioteca Comunale o dell'Archivio Comunale o del Museo Comunale o di una via o di una piazza o altro che lo perpetui anche così ai posteri; pubblicazione di alcune raccolte inedite inerenti la poesia popolare; raccolta di testimonianze dirette di quanti sono vissuti accanto a lui; visite guidate ai monasteri benedettini che accolsero Padre Faustino e lo videro protagonista di tante iniziative, ecc., ecc...
Vermiglio Rìcci
(dal Mensile "Cupra" ,n.9 , 1985)
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